Concordato preventivo biennale 2026-2027: a chi conviene davvero e chi resta fuori
- Michele Dimodugno
- 3 ago
- Tempo di lettura: 5 min

Ogni anno, tra la fine dell'estate e l'autunno, sulla scrivania torna la stessa domanda: « Dottore, questo concordato conviene? ». Per il biennio 2026-2027 la domanda è più che legittima, perché le regole sono cambiate ancora una volta. Vale la pena capire che cosa c'è davvero sul tavolo, prima di rispondere d'istinto.
Di cosa stiamo parlando
Il concordato preventivo biennale (CPB), introdotto dal D.Lgs. 13/2024, è un istituto pensato per favorire l'adempimento spontaneo: l'Agenzia delle Entrate formula al contribuente una proposta di reddito imponibile predeterminato per i due anni successivi. Se il contribuente accetta, versa le imposte su quella base concordata a prescindere da quanto guadagnerà effettivamente. Guadagna di più? Non paga di più. Guadagna di meno? Non ottiene rimborsi. In cambio ottiene prevedibilità e una posizione più protetta rispetto agli accertamenti fondati su presunzioni semplici.
La proposta non nasce a caso: si costruisce sui dati dichiarativi, sul punteggio ISA, sull'andamento del settore e su scenari macroeconomici. Per il biennio 2026-2027 la metodologia di calcolo è stata definita con decreto ministeriale dell'11 maggio 2026.
Chi può aderire e chi resta fuori
Qui si concentra il primo equivoco ricorrente. Molti titolari di partita IVA in regime forfettario continuano a chiedere se possono accedervi: la risposta è no. Possono aderire i contribuenti esercenti attività d'impresa, arti o professioni che applicano gli Indici sintetici di affidabilità. Anzi, l'adesione al regime forfetario durante il primo periodo d'imposta oggetto del concordato è essa stessa una causa di esclusione.
Sul fronte dei debiti la regola è più puntuale di quanto si creda. Restano fuori i contribuenti che hanno debiti tributari o contributivi definitivamente accertati — con sentenza irrevocabile o con atti impositivi non più impugnabili — salvo che, entro i termini per aderire, li estinguano fino a portare il debito residuo, interessi e sanzioni compresi, sotto la soglia di 5.000 euro.
Le altre condizioni ostative da verificare prima di procedere sono:
mancata presentazione della dichiarazione dei redditi in almeno uno dei tre periodi d'imposta precedenti, in presenza dell'obbligo;
condanna per uno dei reati tributari del D.Lgs. 74/2000, per false comunicazioni sociali o per riciclaggio e autoriciclaggio, commessi negli ultimi tre periodi d'imposta;
redditi esenti, esclusi o non concorrenti alla base imponibile superiori al 40% del reddito d'impresa o di lavoro autonomo nel periodo precedente;
fusioni, scissioni, conferimenti d'azienda o modifiche della compagine sociale che aumentano il numero dei soci nel primo anno di concordato: un punto da tenere ben presente quando è già in programma una riorganizzazione societaria;
per i professionisti, la partecipazione ad associazioni o società tra professionisti che non aderiscano a loro volta al concordato.
Le novità che spostano davvero l'ago
Il D.L. 38/2026, convertito con modificazioni dalla legge 22 maggio 2026 n. 88, è intervenuto su due fronti.
Il primo è il calendario: il termine per aderire al biennio 2026-2027 è stato allineato alla scadenza ordinaria di presentazione della dichiarazione dei redditi, il 31 ottobre 2026, con lo slittamento al lunedì successivo trattandosi di un sabato. Va però segnalato che circolano ancora ricostruzioni che indicano il 30 settembre, termine del testo originario, e che la stessa Agenzia delle Entrate, nelle sue pagine informative, rinvia genericamente ai « termini previsti per l'adesione » senza indicare una data. Ragione più che sufficiente per non ridursi all'ultimo giorno e per far verificare il termine applicabile alla propria posizione.
Il secondo fronte riguarda i tetti massimi di incremento della proposta. Prima erano previsti solo per i punteggi ISA alti (10% con ISA pari a 10, 15% tra 9 e 10, 25% tra 8 e 9). Ora il meccanismo si estende verso il basso: 30% per chi ha un punteggio compreso tra 6 e 8, 35% per chi si colloca sotto 6. In concreto, anche il contribuente meno affidabile secondo gli indici sa in anticipo qual è il massimo scostamento che può vedersi proporre.
La flat tax sul reddito in più: quanto vale davvero
La leva più interessante resta l'imposta sostitutiva opzionale sulla differenza tra reddito concordato e reddito dichiarato nell'anno precedente. Le aliquote seguono il punteggio ISA: 10% da 8 in su, 12% tra 6 e 8, 15% sotto 6.
C'è però un limite che spesso sfugge. Il decreto correttivo (D.Lgs. 81/2025) ha fissato in 85.000 euro il tetto di reddito incrementale assoggettabile ad aliquota agevolata: oltre quella soglia si torna a una tassazione sensibilmente più pesante, con l'aliquota del 43% per i soggetti IRPEF e del 24% per i soggetti IRES. È esattamente il punto in cui un calcolo fatto a spanne produce le sorprese peggiori.
Come si aderisce, in pratica
L'adesione si trasmette per via telematica con il « Modello CPB 2026/2027 », approvato con provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle Entrate del 27 febbraio 2026. Due le strade alternative: l'invio congiunto al modello ISA relativo al 2025, in allegato alla dichiarazione REDDITI 2026, oppure l'invio autonomo con il solo frontespizio del modello REDDITI 2026, compilando la casella « Comunicazione CPB ». Entro gli stessi termini è possibile modificare una comunicazione già inviata — senza dover revocare la precedente — oppure revocare del tutto l'adesione.
Le domande da porsi prima di accettare
Il concordato non è un adempimento da spuntare: è una scelta che vincola due esercizi. Prima di aderire conviene ragionare su alcuni punti concreti.
Prospettive di ricavo reali — un biennio in crescita rende il concordato conveniente; un biennio in contrazione lo trasforma in un'imposta su redditi mai incassati.
Marginalità, non fatturato — l'aumento dei costi di produzione può erodere l'utile anche a ricavi stabili.
Investimenti già programmati — ammortamenti e maggiorazioni da iper-ammortamento incidono sul reddito rettificato.
Componenti straordinarie attese — una plusvalenza o una sopravvenienza già prevedibile cambia completamente il confronto.
Riflessi sui soci — nelle società il reddito concordato si ripercuote sulla posizione dei singoli e va coordinato con le scelte su compensi agli amministratori e distribuzione di utili.
Un'avvertenza per chi lavora nell'agroalimentare
Per le imprese agricole e agroindustriali il ragionamento merita un passaggio in più. Andamento delle annate, oscillazioni dei prezzi delle materie prime e stagionalità rendono il reddito molto meno lineare che in altri comparti: bloccare oggi un imponibile per due anni può essere una protezione preziosa oppure un errore costoso, a seconda della struttura dei costi e del ciclo produttivo. In questi casi la simulazione non può fermarsi al dato storico, ma deve mettere a confronto scenari alternativi.
Un'ultima raccomandazione di metodo: la disciplina del concordato è stata modificata più volte in poco più di due anni e non tutte le ricostruzioni reperibili online sono aggiornate. Prima di decidere è sempre opportuno verificare il quadro normativo vigente applicato alla singola posizione.
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