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Proroga versamenti 2026: cosa cambia per forfettari e soggetti ISA tra il 20 luglio e il 20 agosto

Ogni anno, intorno a questo periodo, arriva la stessa domanda da parte di molti clienti dello studio: "quest'anno la scadenza di giugno è slittata, ma entro quando devo pagare davvero?". Nel 2026 la risposta è un po' più articolata del solito, perché il decreto legge 22 maggio 2026, n. 89 ha spostato in avanti i termini di versamento delle imposte per una platea molto ampia di contribuenti, introducendo però una novità che vale la pena conoscere prima di scegliere quando pagare.

Perché quest'anno la scadenza è cambiata

Il rinvio non è una misura di favore isolata, ma la conseguenza di un problema tecnico: il software “Il tuo ISA 2026 CPB” necessario per la compilazione degli indici sintetici di affidabilità e del concordato preventivo biennale è stato reso disponibile dall'Agenzia delle Entrate solo a metà maggio, ben oltre la tempistica ordinaria. Per questo motivo il decreto legge ha spostato il termine originario del 30 giugno al 20 luglio 2026, senza alcuna maggiorazione.

Va detto che si tratta di un decreto legge, quindi per sua natura provvisorio: il testo deve ancora essere convertito in legge dal Parlamento entro i sessanta giorni previsti dalla Costituzione, e in sede di conversione i contenuti potrebbero teoricamente subire modifiche. Ad oggi, comunque, le indicazioni operative diffuse dai principali osservatori fiscali sono coerenti tra loro sui punti che seguono.

Le due date da segnare in agenda

La proroga funziona su un doppio binario, ed è qui che si gioca la scelta più conveniente per ciascun cliente:

  • Entro il 20 luglio 2026, senza maggiorazione. Chi versa entro questa data paga l'importo pieno risultante dalla dichiarazione, senza alcun interesse aggiuntivo. È l'opzione più economica.

  • Entro il 20 agosto 2026, con la maggiorazione dello 0,80%. Chi preferisce (o ha bisogno di) qualche settimana in più può ancora versare fino al 20 agosto, ma sull'importo dovuto si applica una maggiorazione a titolo di interesse corrispettivo.

Il punto su cui richiamiamo l'attenzione è proprio la percentuale di questa seconda opzione: negli anni passati il differimento di trenta giorni comportava una maggiorazione dello 0,40%, mentre quest'anno il legislatore l'ha raddoppiata allo 0,80%. Chi è abituato a ragionare sulla base della vecchia percentuale rischia quindi di sottostimare il costo reale di uno slittamento al 20 agosto, che oggi pesa il doppio rispetto alla prassi consolidata.

A chi si applica la proroga

Il rinvio non riguarda solo chi calcola formalmente gli indici sintetici di affidabilità. Sono espressamente compresi anche:

  • I titolari di partita IVA in regime forfettario, indipendentemente dal fatto che siano o meno soggetti ISA.

  • I contribuenti ancora nel regime di vantaggio (i cosiddetti “vecchi minimi”).

  • I soci di società, associazioni e imprese in regime di trasparenza fiscale che rispettano i requisiti previsti, per la quota di reddito imputata loro per trasparenza.

Restano invece fuori dalla proroga, salvo conferme specifiche del proprio caso, i contribuenti che non rientrano in nessuna di queste categorie e per i quali il termine ordinario di versamento non era il 30 giugno. Per questo motivo consigliamo sempre di verificare la propria posizione con lo studio prima di scegliere la data di pagamento, soprattutto per le situazioni miste (ad esempio redditi da più fonti o partecipazioni in più società).

Attenzione a chi rateizza

Un aspetto spesso trascurato riguarda chi decide di rateizzare il versamento anziché pagarlo in un'unica soluzione. Anche in questo caso la proroga si applica alla prima rata: chi versa la prima rata entro il 20 luglio non paga maggiorazioni da proroga, chi la versa entro il 20 agosto sconta lo 0,80%. Le rate successive seguono poi il piano di rateazione ordinario, con i relativi interessi previsti per la dilazione, che si sommano e non sostituiscono la maggiorazione da proroga della prima rata. È un doppio calcolo che conviene sempre far verificare, per evitare di pagare più del dovuto o, al contrario, di trovarsi con un F24 compilato in modo scorretto.

Cosa conviene fare in pratica

Per orientarsi senza commettere errori, alcuni suggerimenti pratici:

  • Verificare subito la propria scadenza effettiva, perché non tutti i clienti dello studio rientrano nella proroga allo stesso modo, e la data corretta dipende dal regime fiscale e dalla presenza di ISA o concordato preventivo biennale.

  • Calcolare in anticipo il costo reale dello slittamento al 20 agosto, tenendo conto che la maggiorazione dello 0,80% oggi vale il doppio rispetto al passato.

  • Valutare la liquidità disponibile prima di scegliere se rateizzare, considerando che la maggiorazione da proroga si somma agli interessi di rateazione.

  • Non affidarsi a memoria alle regole degli anni precedenti, perché la percentuale di maggiorazione e le scadenze possono cambiare di anno in anno, come è successo anche stavolta.

Ogni situazione, in particolare quando ci sono più fonti di reddito, partecipazioni societarie o piani di rateaz

ione già in corso, merita una verifica puntuale prima di procedere al versamento.

Se hai dubbi su quale sia la tua scadenza effettiva o su quanto convenga davvero rateizzare o prorogare il pagamento, contattaci: lo Studio Dimodugno è a disposizione per una valutazione personalizzata della tua posizione fiscale.

 
 
 

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